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Amici del Liceo Chiabrera
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breviter nuntium

 

Cicerone

 

Ennio Carando

Carando Ennio

 (Pettinengo [BL] 1904 - Villafranca Piemonte [TO] 1945)

 

Figlio di un medico condotto, nel 1930 si laureò in filosofia presso l'Università di Torino; fu quindi professore al liceo "Gioberti" di Torino dove conobbe Pavese con il quale discusse polemicamente sul modo di affrontare la dittatura fascista nella scuola. Sempre a Torino frequentava il salotto di Ludovico Geymonat per confrontarsi con altri pensieri illustri del periodo. Amava viaggiare e conoscere la gente: la Francia e l'Inghilterra erano le sue mete preferite. Ritornava carido di idee innovatrici e di riviste, impresa molto rischiosa in quei tempi di libertà condizionata dal regime.

Passò quindi all'insegnamento di Storia e Filosofia in numerosi licei: Torino, Cuneo, Modena, Aosta, Rovigo e La Spezia.
Al "Chiabrera" di Savona fu insegnante dal 1938 al 1940. Trovò casa in corso Mazzini accanto all'abitazione di un'altra docente del Liceo, Alma Gorreta. L'anno dopo, si trasferì ad Albissola Marina, presso l'Hotel Wanda. La sua camera era una vera e propria biblioiteca, colma di libri che lui divorava nonostante gravi problemi di vista ad un occhio. L'amore per lo studio e le frequentazioni colte non lo distraevano dal desiderio costante di "vivere tra la gente": usava sempre l'autobus per sentire parlare la gente, frequerntava gli ambienti operai dell'Ilva di Savona dove fece amicizia con non pochi operai.

 

Quanti lo ebbero come maestro vissero tutta la vita istruiti dai suoi insegnamenti di libertà, rispetto della democrazia e profondo senso della morale. Giuseppe Noberasco, suo ex allievo e poi deputato, ricorda che non dava mai da studiare sul libro di testo ma sulle sue lezioni delle quali gli studenti prendevano appunti. soleva dire "La storia si deve studiare perchè ci aiuta a capire il nostro presente, la filosofia si deve studiare perchè ci guida per costruire il nostro futuro".
Di lui, nel 1955, Ludovico Geymonat scrisse: "Ennio Carando era un filosofo in senso socratico, cioè essenzialmente un educatore non solo dei giovani ma di quanti avevano la fortuna di avvicinarlo".
Insegnate di grande spessore morale e culturale seppe infondere in molti allievi un forte senso morale di riscatto dalla barbarie nazifascita. Il libro di testo non era usato, come ricorda in una sua memoria Carlo Trivelloni "prendevamo, così, durante le lezioni degli appunti su quaderni che si infittivano di scrittura..." Un sistema appreso che poi divenne metodo di insegnamento per un suo allievo, Bruno Musso, per anni docente di Storia e Filosofia al Liceo. Di lui ebbe un forte ricordo Carlo Russo, il quale cattolico e democratico non condivideva completamente il pensiero politico di Carando. Tra i due, tuttavia, i punti di confronto e di condivisione dell'idea di democrazia, libertà e antifascismo furono intensi. In suo scritto Carlo Russo così lo ricorda: "...profondo in Carando era il rigore morale.   In un suo appunta si trova... <il vero riformatore  deve sentirsi così unito alla propria causa da preferire di morire piuttosto che assistere alla sua rovina. Né abbia paura, che morto lui, la causa si trova senza difensori>"
Il periodo di insegnamento a Savona fu particolarmente denso di tristi avvenimenti, come le famigerate "leggi razziali", che culminarono con l'entrata in guerra dell'Italia alleata dei nazisti.
Molti dei suoi allievi sollecitati dal suo pensiero e da quello della professoressa Alma Gorreta presero forte coscienza antifascista e in vario modo entrarono nelle file della Resistenza a partire dall'otto settembre '43. Non pochi di questi, come fece il maestro, diedero la vita per l'ideale di libertà e giustizia appreso sui banchi.
Dopo l'armistizio Ennio Carando, che insegnava a La Spezia presso il Liceo Classico Costa, entrò attivamente nella lotta di liberazione organizzando formazioni partigiane in Liguria e in Piemonte. A chi gli chiedeva di non avventurarsi in quella decisione così pericolosa rispondeva fermamente: "Molti dei miei allievi sono caduti: un giorno i loro genitori potrebbero rimproverarmi di non aver avuto il loro stesso coraggio".

Era ispettore del Raggruppamento Divisioni Garibaldi nel Cuneese, quando fu catturato in seguito a delazione.

Sottoposto a torture atroci, non tradì i compagni di lotta e fu trucidato con il fratello Ettore, capitano di Artiglieria, anche lui entrato nella clandestinità piuttosto che aderire alla Repubblica Sociale e che era capo di stato maggiore della I Divisione Garibaldi.Slide Gallery Carando Leo1

Ennio Carando con il fratello Ettore caddero, tenendosi stretti per mano, al tramonto del 5 febbraio 1945, a soli pochi mesi dalla tanto desiderata Liberazione, insieme a Leo Lanfranco, giovane operaio e partigiano.


Dopo la Liberazione, alla memoria di Ennio Carando fu concessa la Medaglia d'oro al valor militare con questa motivazione: "Incaricato di importanti funzioni nelle formazioni partigiane, veniva catturato dal nemico in seguito a delazione e sottoposto alle più crudeli sevizie. Minacciato di morte se non avesse rivelato le notizie che interessavano al nemico, manteneva imperterrito il silenzio fin tanto che non veniva barbaramente trucidato. Fulgido esempio di eroismo e di attaccamento agli ideali di libertà".

A Ennio Carando sono state intitolate strade a Modena e a La Spezia. Porta il suo nome anche il "Laboratorio di Scienze umane e per l'insegnamento della filosofia" del nostro Liceo. In via Turati la scuola materna ed elementare è a lui intitolata.


In uno dei suoi libri di studio, su cui amava porre, a margine, commenti personali si legge: "L'importante se si deve morire, è saperlo fare con dignità e per un ideale che meriti un sì grande sacrificio".

Fu proprio Alma Gorreta a dettare le parole che lo ricordano nella lapide posta nel 1960 al Liceo Chiabrera.

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